Pasolini dixit

 

Il paradosso delle manifestazioni all’italiana.

Il paradosso della comunicazione, dell’informazione e del marketing all’italiana.

Un paradosso.

Questo penso quando vedo le immagine dei celerini che caricano poveri, ragazzi, giovani intellettuali o grandi operai. Ma lo penso anche quando vedo quei squadroni di manifestanti prepararsi per andare in battaglia cheap jordan retros.

Contro chi? Contro qualche giovane intellettuale disoccupato, che senza pensarci 2 volte ha accettato di entrare in polizia.

Contro il figlio di operai del sud o disoccupati, che per salvare il proprio figlio dalla mala vita locale, gli ha consigliato di entrare in polizia. Perché loro, magari pensavano ad una divisa mai da sfruttare per manganellare un fratello, un nipote o un padre air jordan retro x.

Paradosso.

Paradosso dell’informazione, che comunica i fatti senza approfondirli. Informazione che parla delle cariche, degli “stupidi” e della vergogna di quelle immagini, da un salotto ben curato e protetto, dove partecipano politici nuovi e vecchi che annuiscono solamente. Non hanno una propria idea, perché non è importante averne. Deve passare il motivetto: Sono pochi stupidi.

E’ una vergogna.

Dall’alto il dito è puntato verso quelle persone che per fame, per paura, per incertezza del futuro.. sono li.. a cercar di far sentire la loro voce come possono.

Ma dal basso, dove viene puntato il dito? La polizia.. Il celerino.. Gli infami.. ACAB.

Il nemico è un nostro fratello, mentre lo “zio stato” gioca divertito con la lotta dei poveri.

E l’informazione?
L’informazione non parla mai delle manifestazioni pacifiche, di quelle giuste e quando e se avviene, sono in 16esima pagina o in TV subito prima del meteo . Tutti vogliono lo scontro. I politici, l’informazione e i poveri manifestanti che possono urlare la loro rabbia come i poveri poliziotti che rispondono allo stesso grido in opposizione.
Pasolini fu criticato all’epoca e sarebbe criticato tutt’ora, per essersi schierato con i poliziotti, perché definiti più poveri e sottoproletari mal pagati e mal istruiti. Aveva pena per questa classe, perché non poteva far altro che questo.
Io penso che l’odio sociale riversato nei loro confronti però non sia solo figlio del fatto che rappresentano in quel momento lo stato.
La gente li odia perché ogni giorno non trovano più in quella divisa un amico, un padre o un fratello, ma spesso spocchiosità e saccenza da temere quando li incontri.

Fermezza contro il povero e molta, molta leggerezza verso quella massa di ricchi, extracomunitari e zingari che per motivi diversi sono diventati impunibili.

Non li sentono dalla loro parte ogni giorno, per le strade, andando ad un posto di comando per fare una denuncia. La gente avverte che sono di un’altra dimensione, che il contatto, il motivo per cui indossano quella divisa, (difendere il popolo italiano) è andato perso e così in quelle occasioni esplode solamente questo sentimento e sono convinto che sarà recuperato il giorno in cui, uno, cento o mille di loro volteranno la schiena alla bandiera che sventola sul palazzo per darla in segno di difesa al popolo che la bandiera la sventola a mani nude, perché le rivoluzioni nascono e si compiono quando queste due categorie si uniscono.

Per questo tutti li vogliono contro.